Un cliente aveva domandato se l’aumento dei costi forfettari di conto corrente per via del fondo salva-banche sia effettivamente regolare.  L’Arbitro Bancario ha reputato illegittimo un simile aumento perché l’istituzione del Fondo Nazionale di risoluzione determina costi a carico dell’intermediario che non sono però correlati alla variazione apportata unilateralmente mediante l’incremento della voce “Spese e competenze del periodo di liquidazione”. Inoltre la scelta compiuta dall’intermediario di colpire i conti correnti perché contratti più diffusi è svincolata dalla tipologia contrattuale interessata dalla variazione e scollegata dagli oneri previsti originariamente per tali contratti. La nota 412631/17 del Direttorio della Banca d’Italia reputa inammissibili le variazioni che non presentano correlazione tra le tipologie di contratti e le tariffe interessate dalle variazioni, da un lato, e l’incremento dei costi posto a base della modi ca. Tali variazioni si traducono in nuovi costi con un’alterazione del sinallagma negoziale sfavorevole al cliente perché non si pongono come modi ca di oneri già previsti. L’intermediario ha richiamato il fatto che si tratterebbe di prelievo una tantum, ma nella citata nota si rileva che interventi una tantum si traducono di fatto in prelievi occasionali che, dal punto di vista del cliente, riducono l’incentivo a valutare l’opportunità del recesso, anche nei casi in cui sarebbe conveniente.