iovino-e-ambiente (di Nando Silvestri) A fronte di cotanto squallore e degrado amministrativo, dal capoluogo di Terra di Lavoro comincia addirittura a trapelare, un pizzico di cauta “nostalgia” nei confronti del governo Del Gaudio. Difatti l’assurdità di alcune scelte amministrative evidenzia quotidianamente una profonda inettitudine delle maestranze comunali, dei dirigenti e dello stesso primo cittadino, assolutamente asettico nei confronti di asimmetrie e gravi anomalie esecutive. Fin quando l’inettitudine resta nel perimetro dell’inerzia operativa e stanzia nell’incapacità gestionale i danni alla cittadinanza sono pur sempre prevedibili, sebbene ingenti. Il problema sorge allorquando il Comune escogita i trucchi più insani per battere cassa a dispetto del decoro urbano e del buonsenso. Da qualche tempo associazioni di volontari, liberi cittadini e comitati, di fronte al noto menefreghismo dell’amministrazione Marino rispetto alla manutenzione di aiuole, parchi e rotatorie ubicate soprattutto in periferia, si prodigano a proprie spese per la cura, la custodia, l’irrigazione e la gestione delle suddette aree con il placet del Comune. In taluni casi i contribuenti, già oppressi da tributi e gabelle sproporzionati, hanno versato ingenti somme di denaro destinate alla pulizia delle aree cittadine, la riparazione di panchine ed il ripristino di suppellettili varie, dando prova di rutilante coscienza civica e senso di appartenenza. A tal proposito il Comitato Civico Rione Tescione si è particolarmente distinto per i contributi volontari offerti dal suo solerte presidente Andrea Dau ed alcuni suoi collaboratori nella adozione del Parco San Pio ubicato in piazza Cavour. Il parco, abbandonato da tempo immemore al suo destino dalla premiata ditta “Palazzo Castropignano & co” segue la medesima sorte toccata ad altre aree verdi, a diversi quartieri e frazioni della città. E’ solo grazie al lavorio instancabile del presidente del Comitato Civico Rione Tescione Dau che il parco in oggetto ha conosciuto per qualche tempo decenza e praticabilità in un contesto che, grazi all’inerzia comunale, è assolutamente “off limits”. Basti pensare che solo pochi centimetri separano le  mastodontiche chiome degli alberi rimasti miracolosamente in piedi in via Bruno Buozzi dalla carreggiata: una deplorevole dimenticanza del settore Ambiente del Comune che mina quotidianamente la sicurezza di  centinaia di auto e pedoni in transito, in special modo anziani e bambini diretti agli attigui plessi scolastici. Purtroppo, il predetto degrado, frutto maturo del lassismo comunale, viene aggravato dall’inciviltà di alcuni cittadini provenienti talvolta da altre zone della città. Per tali ragioni, risulta praticamente impossibile preservare da incursioni e vandalismo assortito le aree in questione senza un intervento decisivo delleautorità. Adottare misure restrittive di accesso ai parchi pubblici specie di notte, quando la periferia pullula di pirati e zotici di varia metratura è un onere incombente in capo all’amministrazione comunale ed alle forze dell’ordine, non certamente alla cittadinanza attiva ingiustamente chiamata in causa da certi dirigenti comunali. Un dovere inderogabile onorato egregiamente da alcuni Comuni non lontani da Caserta che provvedono quotidianamente a chiudere parchi ed aree  verdi nelle ore notturne per ovvi motivi di ordine pubblico. La civiltà, del resto, è una questione di cultura: se non fa parte degli usi e costumi degli amministratori non si può certo pretendere che essi provvedano a stillarla nei cittadini. Ed è così che il dirigente Iovino, impavido censore e colonna portante della diroccata macchina amministrativa del Comune di Caserta, ha statuito con tanto di ciarle inconcludenti la revoca delle concessioni in adozione di talune delle aree verdi suindicate. In definitiva il Comune, preso atto della propria incapacità, della sua dissolutezza, della propria incuria, delle sue sconsiderate scorribande finanziarie e del suo cronico menefreghismo, delega in prima battuta la cittadinanza a farsi carico, logisticamente ed economicamente, della manutenzione degli spazi pubblici. Successivamente, constatata la delusione delle sue “povere aspettative”, l’amministrazione, sempre più disfunzionale ed inadempiente, revoca le adozioni precedentemente concesse ai volontari e solerti cittadini sentenziando dall’alto dei suoi ridicoli slanci inquisitori l’irriverenza dei prodighi cittadini rispetto a fantomatici precetti. Verrebbe istintivamente da chiedersi: “da quale fradicio pulpito proviene la predica?”. Invece di lodare e riconoscere l’autotassazione e la buona volontà di virtuosi e volenterosi, il Comune disconosce, senza pensarci due volte, il loro distinto operato proteso alla cura ed alla manutenzione di aree la cui assidua gestione spetterebbe, piuttosto, all’amministrazione comunale. In verità, il dirigente del Settore Ambiente Iovino ufficializza le revoche  summenzionate mediante un caliginoso documento brulicante di sterili disquisizioni a base di destabilizzante burocrazia ed insanabili contraddizioni, assolutamente prive di sana autocritica. Come se il Comune fosse realmente più abile di cittadini ed associazioni ad occuparsi fattivamente della città. Sembra che il signor Iovino inflessibile guardiano delle macerie amministrative locali e scarsamente reattivo rispetto a scelte istituzionali passate e presenti indifendibili, abbia puntato il dito anche sui cittadini che hanno osato esporre delle targhe pubblicitarie a proprio uso e consumo sugli spazi urbani  curati a proprie spese. A loro carico sono state elevate sanzioni e verbali per diverse centinaia di euro, quasi ad equiparare la proficua sollecitudine dei cittadini alla peggiore delle trasgressioni esistenti a Caserta. Dunque, meglio tenersi una città che cade a pezzi che accettare che qualcuno se ne occupi rimettendoci di tasca propria: è questo il sottile messaggio che il Comune lascia passare nel silenzio assordante di consiglieri comunali e primo cittadino. Sarebbe lecito a tal proposito obiettare che nessuno farebbe niente per nulla, ma si tratterebbe di una posizione troppo licenziosa per le spire giustizialiste del dirigente comunale in questione. Un giustizialismo sorretto da foghe di intransigenza che, purtroppo, non sposano la realtà dei fatti e neppure il buonsenso che le attente valutazioni delle situazioni richiederebbero in simili casi. Ma l’irremovibilità sfocata e sfuggente del dirigente dell’Ufficio Ambiente Iovino è tristemente nota sin da quando egli tentò di inviare una lettera di sfratto agli anziani soci del “Circolo Pensionati Rione Tescione” recante l’ obbligo di esecuzione immediata. L’intimazione in questione non potette avere luogo tenuto conto che gli anziani locatari, scortesemente scacciati come occupanti abusivi della peggior specie, erano tutelati da un contratto di locazione in piena regola, diversi canoni di affitto, oneri e mensilità versate al Comune in largo anticipo. Meglio dimenticare le argomentazioni allora fornite dal dirigente in questione e ancora meglio stendere un velo pietoso sulle fantasie giuridiche imbastite ad arte nella succitata lettera di sfratto. E’ appena il caso di rammentare ulteriormente che il signor Iovino, sulla stessa scia del noto censore Procuste, è anche il personaggio che ha decretato lo smantellamento dell’unica istituzione laica socialmente e culturalmente utile alla popolazione ed alla comunità casertana un tempo presente nel rione Tescione: il Comitato Civico di Quartiere. A prescindere dai fatti esposti che lasciano interdetti e perplessi contribuenti ed addetti ai lavori è ferma convinzione dell’autore che gran parte dei dictat concepiti dalle istituzioni locali seguano logiche fuorvianti finalizzate unicamente a spillare denaro e a mascherare la pochezza dei burocrati e le loro beghe con scudisci di intolleranza agitati all’occorrenza. Accennando elementari rudimenti di economia politica sarebbe verosimilmente utile spiegare agli sprovveduti esponenti del Partito Democratico che intese come quelle precedentemente attivate tra Comune e privati prima delle risibili censure inflitte ai cittadini predetti sono alla base di moderne e numerose comunità protese alla crescita. Interagendo con le istituzioni e sfruttando reciproche concessioni, esse riescono ad innescare virtuose sinergie e biunivoche utilità microeconomiche denominate ”monete locali”. Oscurantismo ossianico, ostruzionismo pretestuoso ed autoritarismo scenografico non serviranno certo a conferire autorevolezza e credibilità a quanti non riuscirebbero neppure a dirigere i più remoti e primitivi villaggi delle più arretrate ed indigenti realtà africane.