La III Commissione speciale ‘Terra dei Fuochi, bonifiche ed ecomafie’ del Consiglio regionale della Campania si è riunita per discutere della progettazione e costruzione di un impianto per il trattamento del rifiuto umido in località Ponteselice a Caserta. All’audizione, presieduta dal consigliere regionale Gianpiero Zinzi, hanno partecipato  la segretaria Maria Muscarà ed i consiglieri regionali Francesco Emilio Borrelli e Michele Cammarano; i sindaci dei Comuni di Capodrise, Recale, Casagiove rispettivamente Angelo Crescente, Raffaele Porfidia e Roberto Corsale; il dirigente dell’Utc del Comune di San Nicola la Strada, Giulio Biondi, in rappresentanza del sindaco; e la dirigente Uod della Struttura di Missione della Regione Campania, Valeria Ruocco. Il sindaco di Caserta, Carlo Marino, ha comunicato con una nota la propria indisponibilità a partecipare all’incontro. Assenti, benché invitati, il presidente dell’Ato di Caserta ed il direttore della Reggia di Caserta.

“Lo spirito di questa audizione, come delle altre che si sono succedute sullo stesso argomento, – ha dichiarato il Presidente della Commissione, Gianpiero Zinzi –  è chiaro: nessuna barricata, ma una discussione costruttiva su un piano rifiuti che dovrebbe dare benefici ai territori e non generare emergenze di questo tipo. La posizione di forte contrarietà dei Comuni limitrofi all’area individuata da Caserta come idonea ad ospitare il biodigestore, è stata ribadita anche nel corso dell’audizione dinanzi alla dirigente regionale che ora ha preso atto delle criticità evidenziate. Di fronte alla reiterata assenza dell’Ato – soggetto legittimato a svolgere un compito di pianificazione e tutela dei territori – ed alle difficoltà riscontrate per l’opposizione dei territori che, come nel caso del Comune di Rocca d’Evandro, hanno ritirato la propria disponibilità, riteniamo necessario che la Giunta regionale rimoduli la programmazione già avviata rivisitando il piano rifiuti con speciale riferimento a quanto attiene al Casertano. Altra nota dolente è l’inerzia e lo scarica barile dell’Ente d’Ambito che non sono più tollerabili. L’Ato svolga le sue funzioni, così come prevede la legge regionale”.