vincenzo-iorio(di Nando Silvestri)  La città di Caserta si illumina di cultura quando a farla da padrone nelle sue lunghe e rutilanti relazioni è Vincenzo Iorio. Il ricercatore scientifico di origini sannite, casertano di adozione e direttore  scientifico del “Museo Scuola Achille Sannia” di Morcone (BN) ha sfoggiato pletore di profondi spunti di riflessione di rara fattura sabato 10 febbraio presso l’aula magna del Liceo Manzoni di Caserta. L’argomento della relazione succitata è stato apprezzato da una copiosa platea di spettatori rapiti dalle atmosfere di animazione sospesa che solo il prof Iorio, instancabile mattatore, sa attivare grazie al suo encomiabile entusiasmo e alla sua forbita conoscenza. Cosa si cela dietro le percezioni sensoriali avvertite dall’uomo se non un complesso algoritmo di schemi e codici decodificati attraverso strutture mentali esogene e predeterminate? E’ questo il ragionevole dubbio che ha saputo stillare il direttore nella mente lucida e sgombra dello spettatore attento con innata sapienza e sopraffina maestria. La realtà rannicchiata nella recrudescenza asfittica della sua sistematicità, occhiutamente manipolata dai mezzi di informazione rischia di ingenerare insidiosi plagi di massa e disfunzionali lobotomizzazioni collettive. Chi riesce ad evolversi da anguste gabbie pregiudiziali affondando le sue riflessioni nel “dubbio legittimo” con sagace spirito di osservazione riesce a superare i suoi limiti purulenti e ad ergersi al di sopra delle sensazioni contingenti proiettandosi obiettivamente verso forme gnoseologiche poliedriche e policrome. E’ questo il verso polivalente impresso alle  cangianti digressioni profuse intrepidamente dal direttore Iorio con l’ausilio di citazioni storiche, archeologiche, scientifiche, letterarie e presidi audiovisivi di megalitico interesse. Una direzione di pregevoli sfumature che richiama le teorie evolutive di Friedrich Nietzsche inerenti il “superuomo”, come lo scrivente ha avuto modo di commentare unitamente al prof Iorio al termine della relazione. La stessa intuizione del “dubbio legittimo” argomentata dal direttore Iorio si configura come un delicato percorso di statistica inferenziale, noto accademicamente come “Verifica delle Ipotesi”, come l’autore stesso ha avuto modo di illustrare al colto relatore all’epilogo della conferenza. La perentorietà dell’indagine decide le sorti delle ipotesi formulate in ordine alla realtà, spesso solo apparentemente oggettiva. Una realtà costituita da apparenze caliginose e strutture impalpabili della quale i giovani si nutrono voracemente in nome di canzonette vuote, tecnologie allucinogene, mode usuranti e disinformazioni deliranti. Sino a quando l’uomo è ostaggio del suo “sfidante” resta un essere miope ed asservito: è questo in estrema sintesi il messaggio che l’autore ha condiviso in sincrona armonia col direttore Iorio. Vincenzo Iorio si conferma dunque uno dei rari fari ancora in grado di lumeggiare su una città cachettica e grottesca per troppi versi, Caserta. Peccato che le maestranze e la leadership del liceo Manzoni non siano riusciti a sensibilizzare sufficientemente docenti e studenti e ad avvicinarli alla conferenza. A parere di chi scrive si corre il rischio di sdoganare a cuor leggero un messaggio tendenzialmente diseducativo e retrogrado, tanto per i professori quanto per i discenti. Un vischioso paradigma che riconoscerebbe alla scuola statale il ruolo esclusivo della formazione, affrancandola  con eccessiva sufficienza e semplificazione dalla stagnazione e dalle rendite di posizione che, invece, la caratterizzano spiccatamente. Alibi similari potrebbero solo implementare la letargia di giovani studenti e docenti, oramai definitivamente sopraffatti da esperienze fuorvianti e accomodanti, più vicine al declino che alla “buona scuola” casertana.