spacco-detto-ciccioGRAZZANISE (Raffaele Raimondo) – Francesco Tessitore, detto Ciccio “Spacco”, 78 anni, grazzanisano purosangue, “miles gloriosus” soltanto in apparenza, non è più. Ha lasciato questo mondo nella giornata di ieri. Oggi, 28 marzo, si è svolta la cerimonia funebre nella chiesa di San Giovanni Battista, il “gran santo” principale protettore del paese. Profondo il cordoglio dei familiari e dei tantissimi amici. Vasto il rimpianto di quanti gli vollero bene e seppero apprezzare la sua singolare personalità di autentico “uomo del popolo”.

In effetti fu sempre una beffa quel soprannome altisonante, “Spacco”, che durante la sua giovinezza qualche buontempone gli aveva affibbiato. Ciccio, nella realtà, non ha mai spaccato nulla, anzi specialmente nell’età matura ha dato più volte prova di serena saggezza. Eppure egli stesso andava fiero del nomignolo con cui era conosciuto a Grazzanise e fuori. Un simpatico appellativo per timbrare, questo sì, il suo carattere energico che, tuttavia, faceva il paio con una bontà d’animo e una generosità senza confini. Ha trascorso gli ultimi anni della sua esistenza su uno dei primi motorini per disabili in circolazione nelle vie cittadine: il suo girovagare da un gruppo di sodali  all’altro, da questo a quel bar, finiva per diventare, ogni volta, occasione di ricordi, più spesso di sorrisi, di giochi di prestigio, di interminabili partite a carte napoletane (briscola, cinquecento…), insomma di affabilità a tutto tondo che comunque non dissimulava il suo temperamento energico, la sua forza, la capacità di affrontare pure le situazioni più scabrose con orgoglio, ma anche con popolare umiltà.

Camionista di lungo corso per una vita, ha girato l’Italia intera e varie nazioni straniere, soprattutto la Germania. Era solito lasciare al parcheggio sulla pubblica strada il suo autotreno durante le ore di riposo e restava però vigile affinché nessuno gli facesse qualche tiro mancino. E’ vero: non si faceva mai passare la proverbiale “mosca sotto il naso”, come tanti onesti lavoratori di questa terra sfortunata anche per la forzata convivenza con pochi “guappi” locali, poi trasformatisi in camorristi, coi quali Ciccio non aveva nulla da spartire, ma che lo lasciavano vivere in pace, ben sapendo che egli, nella sgradita circostanza, avrebbe avuto la grinta di reagire a dovere. Un gruppo di suoi amici più intimi, quando volevano farlo divertire gli ricordavano la vicenda degli “ombrelli che tremavano a Pietravairano”: narravano infatti che egli, trovandosi colà al bar in un giorno di pioggia, chiese di sorbire un caffè e al giovane dietro il banco che s’era permesso di domandargli il nome rispose ‘Io sono Ciccio Spacc’. Fu così che gli astanti con gli ombrelli aperti e gocciolanti s’impaurirono al punto di battere i denti, di rabbrividire, facendo tremare perfino gli ombrelli. Narravano gli amici, ma essi (Pepp’ ‘u Russ in testa) e Ciccio stesso sapevano che si trattava d’una fola, di una storiella inventata apposta per farlo inorgoglire e ridere ad un tempo.

Abile giocatore di boccette su bigliardo, non tanto “accostatore”, ma di sicuro implacabile “bocciatore”, faceva “filotti” a volontà: l’unico modo per batterlo, per il suo avversario di turno, era quello di non “regalargli” mai il pallino. L’aveva preso la nostalgia dacché erano spariti i bigliardi in paese, i tavoli verdi e riscaldati (l’esatto contrario delle macchinette mangiasoldi purtroppo adesso diffusissime) intorno ai quali una volta si passavano, durante il lungo inverno, meravigliose serate di bazzica o di “quarantotto”, fra una birra e una sigaretta, un colpo di stecca o di mano …e tanto interminabile sfottò ai perdenti.

Ora di Ciccio “Spacco” restano solamente il lieto ricordo di quanti l’amarono e …la certezza che non è andato a “spaccare” il portone di San Pietro, perché Ciccio anche all’altro mondo si comporterà da “gentile signore”.