Riceviamo e pubblichiamo una la riflessione del coordinatore regionale della Campania di MDP-ArticoloUno, Giovanni Cerchia

     Il clamore suscitato dal tour napoletano del ministro dell’Interno rivela tutte le contraddizioni e la disperazione di un Mezzogiorno che, dopo aver giocato la carta dei sempre più evanescenti Cinque Stelle, sembra ormai privo di saldi punti di riferimento. L’accoglienza riservata a Salvini è infatti quella che si concede all’uomo forte, o presunto tale, dal quale attendersi l’imposizione delle mani e l’assoluzione da ogni male. Eppure è stata proprio la Lega ad aver fortemente contribuito a determinare le condizioni per l’ulteriore  aggravamento del dualismo economico e sociale italiano, continuando più di recente a lavorare per un regionalismo diseguale e darwinista che strangola i più deboli, uccide la coesione nazionale, irride i valori di fondo della Costituzione repubblicana.
Il Sud che guarda a Salvini, che lo applaude e gli chiede udienza sembra quel recluso affetto dalla «sindrome di Stoccolma» che si aggrappa alla benevolenza del proprio carceriere. E come per il prigioniero di Kafka, «un rimasuglio di fede continua comunque a farti credere che, durante il trasferimento, il padrone passerà per caso nel corridoio, guarderà il prigioniero e dirà: “non rimettere in carcere costui, egli verrà da me”».
Certo, se un venditore di fumo Salvini riesce a far breccia in questo modo la colpa principale non è del «prigioniero», ma di chi, per guardare alla nostra parte, nella sinistra e nel centrosinistra non ha più lavorato per liberarlo dall’ergastolo: abbandonando la stessa idea di una questione meridionale intesa come grande nodo strategico nazionale, affidandola invece alla pura e semplice esternalizzazione dei fondi europei, oltre che alla (catastrofica) progettazione delle regioni; introducendo una riforma del titolo Quinto della Costituzione subalterna ai valori secessionisti della Lega che ha frantumato, in settori economici e sociali fondamentali per la vita del Paese, l’idea stessa di una prospettiva unitaria e rispondente agli interessi generali.  Basta andare a guardare i criteri, assolutamente punitivi per il Sud, in ordine ai quali nella conferenza Stato-Regioni vengono distribuite le risorse per la sanità, le infrastrutture, il welfare, la scuola. Una lettura molto educativa, assai consigliabile prima d’impegnarsi in ovazioni in favore della Lega, cioè del più recente travestimento di una destra radicale, incubata dal micro-nazionalismo regionale di bossiana memoria. Un paradosso solo apparente, a pensarci bene.
Mimmo Lucano, il sindaco di Riace arrestato per favoreggiamento dell’immigrazione clandestina, è esattamente l’altro volto di questo Sud dolente: quello che non china la testa e non s’appella a padroni, ma che reagisce senza dimenticare mai i valori della solidarietà, della libertà e dell’eguaglianza. Quelli di chi riconosce nel migrante un pezzo della propria storia e del proprio dolore; consapevole che il futuro, nell’assoluto rispetto delle regole della convivenza civile, si costruisce insieme, incontrandosi, comunicando, abbattendo i muri. Riace è la nostra Macondo che stravolto la sua condanna alla solitudine e all’estinzione, il luogo dell’accoglienza dove «non si muore quando si deve, ma quando si può». E ora non è più tempo di morte, ma di reagire affinché «il grande sciopero» esploda.
La sinistra che vogliamo e dobbiamo ricostruire è quella che applaude al sindaco di Riace, che lo sostiene, che lo riconosce come la propria bandiera. Senza violenze, senza insultare, senza affidarsi a piattaforme digitali che manipolano la discussione e il consenso, ma con la forza di ha il dovere di obbedire alla Costituzione e di disobbedire alla deriva ignobile che Matteo Salvini e i suoi sodali vorrebbero imporre all’Italia, all’Europa, al Mezzogiorno.

Giovanni Cerchia,
coordinatore regionale Campania MDP-ArticoloUno