cane-peluche-silv(di Nando Silvestri) Assieme agli innumerevoli sprechi e ai bagordi delle feste natalizie appena concluse si sono consumate pletore di vezzi e capricci in odore di irresponsabile opportunismo, come quello di acquistare cani  di tutte le taglie, criminosamente scambiati per videogames in carne ed ossa. Profittando dell’indole umanizzabile degli affettuosi quadrupedi molti genitori hanno pensato bene di riscattare le proprie manchevolezze, la meschina ipocrisia che profondono quotidianamente nei loro approcci relazionali ricorrendo alla sponsorizzazione dell’essere vivente più benevolo ed affine all’uomo, il cane. E’ quasi impossibile definirlo “animale” tenuto conto che nella sconfinata lealtà del cane non c’è minima contezza, né remoto sospetto del suo successivo abbandono in strada, alla stregua di un rifiuto ingombrante, con il sopraggiungere delle vacanze estive e dell’ idiozia del suo stolto padrone. L’onore del cane, come è noto, si estrinseca mediante la sua ineffabile fedeltà cameratesca, irreprensibile come la sua devozione incondizionata al padrone, qualunque sia la sua condizione umana e sociale. E’ per questo, in buona sostanza, che la nefasta avversione maturata dall’uomo dopo aver ripulito ad arte la sua coscienza con l’affezione perenne dell’animale non rientra nelle  più distanti aspettative del cane. La piaga del randagismo, che imperversa da tempo immemore in gran parte della provincia di Caserta e della Campania rivela, purtroppo, la bieca barbarie di un popolo corrotto dal mercimonio e contaminato dai disvalori della sua morale. Una morale svenduta sempre più spesso al miglior offerente scendendo a patti con la sottocultura di masse votate ai vessilli dell’apatia, dell’alienazione e dell’individualismo becero. Chi compera un cane nell’area di Terra di Lavoro, spesso, non è animato dallo spirito di amorevole condivisione o da benigne propensioni olistiche ma, piuttosto, da spinte speculative attivate con l’intento di  innalzare le sue quotazioni nella “borsa” delle umane miserie e quella delle nefandezze prescritte dall’ utilitarismo. Poco importa che esso induca scempiaggini come i combattimenti clandestini o gli orrori di cani dati in pasto ai loro simili per innalzarne l’aggressività e la posta nelle scommesse illegali. La mostruosità con la quale gli individui pianificano il proprio interesse sulla pelle di animali inermi ed impotenti riempie il vuoto ancestrale delle frustrazioni più profonde dell’uomo e blandisce le imbarazzanti vibrazioni della sua crassa e fragorosa inettitudine. La sorte di molti cani è, dunque, segnata  dall’utilizzo che alcuni parassiti senza dignità ne fanno per farsi rimborsare  da enti pubblici ed assicurazioni cospicue rimesse, simulando collisioni fittizie delle proprie vetture con gli animali reclutati ad hoc per il risarcimento. Altri cani sono, invece, destinati a vagare su arterie a scorrimento veloce, rampe e viadotti in preda allo spavento ed alla disperazione più atroce, finendo per mettere a repentaglio la vita propria e quella degli ignari automobilisti. L’appello che il dottor Giovanni Ferrara, guardia zoofila referente di “Dog’s Town” (la città del cane sita a Pignataro Maggiore-ce) rivolge a tutti i cittadini attraverso Raitre e gli altri media è un accorato  e sentito slogan, vincolante ed impegnativo per l’intera società civile: “Io Non Sono Un Peluche”. Il dottor Ferrara, stimabile, sensibile, instancabile e alacre alfiere della tutela faunistica campana sottolinea, unitamente ai suoi rutilanti collaboratori, che l’adozione di un cane è un gesto nobile ed edificante, capace di restituire gioia e dignità ad un animale davvero speciale ed al suo possessore. Un cane non ha bisogno di mascherine dorate, né dei clamori assordanti di un luna park per colorare emozioni e fantasie senza tempo di grandi e piccini. Un cane è figlio unico dell’ombra del suo padrone che innalza quotidianamente come se fosse un trofeo da esibire orgogliosamente alla vita. Un cane restituisce un senso profondo ai  passi di chi lo ama, anche quando  non c’è più terra da calpestare, perché il suo unico sogno è la realtà di chi si riconosce nei suoi sguardi minuziosi. Come ha avuto modo di sottolineare il dottor Ferrara ai microfoni di Geo Nocchetti (TGR Raitre) “i cani di tutte le razze che sono stati oggetto di regali natalizi non sono peluche destinati allo spasso temporaneo di adulti e ragazzi, né tantomeno le appendici ludiche della volubilità umana, ma parti integranti delle nostre relazioni quotidiane e degli spazi vitali che l’uomo destina a se stesso e ai suoi simili”. “Il Rifugio per cani abbandonati di Pignataro, Dog’s Town” dichiara il dottor Giovanni Ferrara, “costituisce un presidio di imprescindibile valore per i circa 700 amici dell’uomo a 4 zampe ospitati e meticolosamente accuditi che aspettano solo di essere adottati da persone di tutte le età dotate di minime dosi di buonsenso e schietta riconoscenza”. Le emozioni che un cane od un altro animale che ne emula i tratti caratteriali può donare ad un essere umano sono incommensurabili come la vita stessa, la Natura ed il Libero Arbitrio. “Chiunque abbandoni un cane è passibile di ammenda per diverse migliaia di euro e sanzioni penali”, rammenta il dottor Ferrara riferendosi alle disposizioni giuridiche vigenti. A tal proposito, va aggiunto senza farne troppo mistero che anche la scuola è complice delle empietà e delle scelleratezze che l’uomo concepisce ai danni del cane e degli animali più in generale, perché non  esistono in buona sostanza, indirizzi educativi di merito. Difatti, i programmi di tutti gli ordinamenti didattici non prevedono la feconda disciplina dell’Educazione Civica, caduta purtroppo in desuetudine secondo le sciatte e spesso esecrabili disposizioni istituzionali susseguitesi negli ultimi tempi. Uno Stato che deroga i crismi della civiltà glissando sui precetti da inculcare rigorosamente nei suoi giovani cittadini riesuma e legittima l’era di primitivi e cavernicoli storditi, tuttavia, dalla democrazia.  Ma, a parere di chi scrive, maltrattare un cane equivale a disprezzarne l’ attaccamento incondizionato, un dono divino che affrancherebbe l’uomo dall’abominio della sua  torva mediocrità e dalla sua ridicola protervia drogata di qualunquismo e delirante sommarietà.