(di Nando Silvestri) I giorni da consegnare alla memoria sono molto più numerosi di quelli segnalati dalla storiografia, specie se si tratta di rammentare gli assassinii più atroci che la fervida immaginazione possa concepire. Il 25 maggio è solo apparentemente un giorno come tanti, ma segna una traccia profonda ed indelebile nella cronaca delle stragi dell’ultimo millennio. Gli stragisti più spietati e sanguinari della storia sono stati certamente i Papi, gli inquisitori e la manovalanza armata al soldo della Chiesa. Non si può prescindere, come oggi la Chiesa pretende di fare, dai fiumi di sangue innocente versato in nome di quella Croce che da secoli viene strumentalizzata ad uso e consumo dei potentati ecclesiastici. La parola d’ordine era “eresia”: un occhiuto stratagemma per emendare vescovi, pontefici e uomini di Chiesa, ancora oggi santificati dal calendario liturgico come se niente fosse mai accaduto. I documenti e le testimonianze disponibili atte a quantificare esattamente questo siderale Olocausto elevato ad ennesima potenza sono verosimilmente esigui ma, al tempo stesso, abbastanza copiosi da formulare ipotesi numeriche plausibili. Il 25 maggio del 1569, poco dopo la scoperta della “vicina” America, venivano uccisi, tra gli altri, due innocenti purissimi sui quali è bene riflettere: Bartolomeo Bartocci e Frate Cellario Francesco. I due innocenti cristiani furono uccisi per volontà di un Papa che un perverso scherzo del destino ha voluto si chiamasse “Pio V”. In verità non esiste un solo giorno dell’anno che non sia riconducibile in qualche modo ad uno o più crimini commessi ferocemente dagli apparati ecclesiastici. Non si tratta di baruffe chiozzotte ma di verità oggettive abilmente celate all’opinione pubblica da menzogne, sermoni artefatti e sofismi religiosi. Bartolomeo era un mercante umbro trapiantato in Svizzera che conduceva una vita morigerata dedicata al lavoro, ai tre figli e alla famiglia in nome del cristianesimo e del timore di Dio. L’unica colpa del mercante fu quella di ispirarsi a valori di onestà e povertà sostenuti dalla cosiddetta “Chiesa Riformata”. Un’istituzione religiosa, quest’ultima, derivata dalle idee di Calvino, notoriamente avverse all’opulenza, agli sfarzi e ai costumi discinti della Chiesa di quel tempo, non troppo distante da quella odierna. Abbracciando crismi senza tempo più vicini a Cristo che alla Chiesa, Bartolomeo fu impiccato e arso vivo solo per essersi rifiutato di ricevere la confessione. La stessa sorte, nello stesso giorno, toccò all’umile fraticello, figlio di un oste modesto, Cellario Francesco, che professava la povertà elevata a valore morale, spirituale e a stile di vita. Milioni furono, infine, i volti senza nome di donne e bambine arse, lapidate, impalate, murate vive, martoriate, abusate, seviziate e barbaramente uccise per oltre cinque secoli con accuse false, pretestuose e tendenziose. La colpa contestata da Papi e Inquisizione ai poveri martiri era in molti casi la stregoneria, un’infamia ecclesiastica formulata da assassini senza dignità comodamente adagiati su pulpiti adorni di rendite, ori e croci brandite come empi pugnali. Nel 1934 oltre sessantamila (60000!) immigrati tedeschi tra anziani, donne e bambini fuggiti in Polonia dalla povertà morirono di stenti, violenze ed impiccagioni nei campi di concentramento di Bromberg  con il placet della Chiesa, delle maggiori banche francesi ed inglesi. Una malvagia rappresaglia condotta a scopo estorsivo ai danni della Germania prebellica, “colpevole” di essere stata ridotta in stato di indigenza, povertà ed insolvenza. A nulla valsero le istanze protese a dilazionare e rinegoziare i debiti pregressi nei confronti di Francia ed Inghilterra pacificamente inoltrate da Hitler diverse decine di volte, molto tempo prima delle sue invasioni. Oggi i debiti maturati dagli stati vengono rateizzati e rinegoziati più volte, anche molto tempo dopo la loro scadenza (si pensi alla Grecia) con il placet della Chiesa, schierata strategicamente al fianco dei creditori  come “garante spirituale”. Purtroppo uomini e donne di Chiesa, talvolta bigotti e poco scolarizzati sono soliti parlare a vanvera accanendosi impropriamente sul fascismo: una turpe abitudine diffusa soprattutto nella comunità casertana dove l’ipocrisia non è solo un virale disvalore, ma altresì uno sfogo vitale per analfabeti e meschini opinionisti. Non si comprende per quale assurdo motivo non sia possibile revisionare il fascismo scorporandone opportunamente distorsioni e contraddizioni, senza trascurarne il lustro inopinabilmente conferito all’economia, alla socialità, alla cultura ed alla sanità moderna attraverso il Regio Decreto 1631 del 1938. Le verità ablate tanto care a sacerdoti, Papi e lacchè di periferia non abilitano nessuno a mercanteggiare, lucrare e speculare sul sangue versato attraverso diaboliche forme di plagio, accreditate autoassoluzioni e arringhe speciose. Da chi non ha fatto altro che mettere in Croce la Verità per lunghi secoli e dai delatori nessuno avrà mai nulla di edificante da imparare.