(di Nando Silvestri)

Dal 1921 al 1939 una minoranza tedesca costituita da donne, uomini, anziani e bambini venne barbaramente trucidata da oligarchie militari polacche su istigazione di Francia ed Inghilterra. La Polonia cercava di espandersi nei territori tedeschi con l’ausilio delle due potenze summenzionate, pronte a primeggiare e abbattere la teutonica Germania con il supporto degli americani. Per innescare l’avanzata anglo francese contro i tedeschi sarebbe bastato un sudicio pretesto opportunamente pianificato nei minimi particolari: il micidiale genocidio perpetrato ai danni di una minoranza inerme fugata dalla fame, dall’indigenza e dall’ iperinflazione conseguente ai debiti contratti dalla Germania dopo il Primo Conflitto Mondiale. Debiti che nessun banchiere anglo francese volle mai dilazionare, nè procrastinare per l’avidità parossistica della finanza mondiale. Tutto ciò accadeva molto prima dello scoppio della Seconda Guerra Mondiale, allorquando Adolf Hitler era solo un personaggio in cerca d’autore che mendicava ripetutamente, dinanzi al mondo intero, allentamenti d’intransigenza da parte dei suoi creditori. Quando l’inflessibilità della pretesa economica si ammanta di insaziabile dispotismo i creditori veri e propri  si rivelano solo spietati usurai, sebbene rivendichino ancora oggi  ruoli di paladini liberatori. Le minoranze tedesche fuggivano da una Germania prostrata dal debito e dalla povertà: una nazione nella quale occorrevano oltre 500000 marchi trasportati su carretti malfermi per acquistare un pezzo di pane. Nonostante la tirannide finanziaria imperante nel globo, oggi sarebbe impensabile un affronto del genere, tenuto conto che l’UE ed il Fondo Monetario Internazionale hanno ripetutamente rinnovato i i prestiti scaduti contratti dalla Grecia ed altri paesi con i conti in disordine. Una pratica diffusa che segue strategie economiche note come “guerre d’attrito” figlie, a loro volta, della nota “Teoria dei Giochi” messa a punto dal matematico americano John Nash.

In circa vent’anni i tedeschi non ce l’hanno fatta a sopportare il peso dello stremo e del desco vuoto. E fu così che essi emigrarono nella vicina Polonia accettando lo scherno e la discriminazione di chi è costretto a lavorare indefessamente per una minestra scondita ed un giaciglio provvisorio. Vivevano confinati in villaggi remoti della città polacca di Bromberg tramutati ben presto in asfittiche prigioni e macabri campi di concentramento dai quali non sarebbero più usciti. Ricattate, sfruttate, sottomesse, derise, vessate, torturate, violentate, le minoranze tedesche presenti a Bromberg divennero in breve tempo ostaggi di un intrigo politico e finanziario internazionale occhiutamente predisposto per la spartizione di ghiotte rendite, poteri, interessi e sovranità territoriali. I grandi potentati inglesi, francesi ed americani avevano celermente compreso che, per affrancarsi dal pangermanesimo iniziato ai tempi di Federico Barbarossa e di suo nipote Federico ll di Svevia sarebbe bastata un’immonda e sanguinosa esecuzione di massa ai danni dei più poveri, dei più deboli e, soprattutto, dei più inermi. Un doloroso supplizio che evoca quello dei milioni di donne soffocate dalla Santa Inquisizione per oltre 5 secoli. Dopo essere stati crudelmente sfruttati nei lavori più umilianti e mortificanti per la dignità umana i lavoratori tedeschi e le rispettive famiglie vennero torturati, impalati, sfregiati, stuprati e, infine, brutalmente uccisi. E’ difficile quantificare con puntuale esattezza il numero delle vittime sterminate dalla follia omicida dei militari polacchi in venti anni. Ma è immediato ed agevole constatare che si tratta di morti scomodi dimenticati da tutti, anche dal calendario. Non un solo giorno dell’anno viene formalmente intitolato alla commemorazione di  quei martiri innocenti, colpevoli solo di aver cercato al di fuori  dei confini tedeschi un’alternativa dignitosa all’inedia ed alla sofferenza indotta dall’avidità della finanza. La storia si serve dei più affranti e dei meno fortunati per realizzare i biechi disegni dei più famelici oppressori maldestramente celati dall’apparente candore dei loro abiti bisunti e insanguinati. Una sorta di selezione darwiniana tacitamente rinnovata nello spazio e nel tempo ed astutamente sottratta alle cronache storiografiche con abili manovre di psicologia inversa. Una sorta di “cherry picking”, ovvero un’anomala selezione degli eventi votata alla mistificazione della verità oggettiva, specie se tremenda, ingombrante ed imbarazzante per le democrazie occidentali. Se è vero che l’evoluzione umana passa attraverso la contrapposizione fra gli individui e la prevalenza dei più forti su quelli destinati a soccombere, come affermava lo studioso Pantaleo, è altrettanto legittimo escludere che vi siano olocausti meno notevoli degli altri. I caduti di Bromberg, capri espiatori dell’autocrazia usuraria velata da lacere spoglie democratiche, trovino finalmente pace nella memoria di ciascuno di noi e nella solennità delle celebrazioni dedicate ai defunti.