(di Nando Silvestri)

Aveva ragione da vendere l’imperatore del Sacro Romano Impero, Federico II di Svevia, ad esautorare il clero e le caste degli inetti signorotti casertani del 1200 per prendere in mano le redini dell’antico Borgo di Casertavecchia. Da allora poco o nulla è cambiato realmente: Caserta resta una società signorile di massa a spiccata vocazione feudale sostenuta dalle rendite di posizione di oligarchi ed inetti burocrati. Qualcosa, però, è sicuramente mutato dal Medioevo ad oggi: in luogo di sentieri sterrati, pavimenti in basalto e mulattiere care all’imperatore ed al suo intrepido cavallo, oggi si transita su buche e crateri ricolmi di scadente asfalto sbriciolato,  generosamente ceduto dalle indecenti strade cittadine. Se ci fosse Federico di Svevia strapperebbe certamente il potere al sindaco Marino e alla sua giunta senza pensarci due volte, ammonendo severamente i sorrisi di assessori, consiglieri e dirigenti. Sorrisi  che sembrano schernire la cittadinanza con il pretesto del fantomatico “orgoglio casertano”, pubblicamente ostentati alla stregua di caroselli e spot di mirabolanti dentifrici a base di pasta abrasiva. “L’amministrazione gioca con la vita dei cittadini, speriamo che non ci scappi il morto“ ha esclamato un cittadino della frazione Puccianiello avvezzo alla guida per motivi di lavoro. Un’attestazione assolutamente calzante se si tiene conto che molte persone si sono recentemente ferite, qualcuna in maniera gravissima, imbattendosi in quelle buche infernali apertesi drammaticamente sul suolo casertano come foibe maledette. Altro che sardine, a Caserta servirebbero i panzer per scongiurare un’ecatombe dagli sviluppi tragici, peraltro preannunciata sui social da alcuni cittadini impropriamente irrisi e redarguiti da amministratori e consiglieri ilari. Sono proprio questi ultimi ad emendare ad oltranza l’incompetenza del sindaco e dei suoi collaboratori in ordine ai ritardi siderali accumulati sinora nella gestione della manutenzione e del ripristino delle vie di comunicazione. Dal Consiglio Comunale emergono accuse dirette rivolte alla dirigenza ed all’ipertrofica burocrazia: due impasse di notevole spessore che inibirebbero in buona sostanza l’inizio dei lavori, malgrado i ricorrenti proseliti da avanspettacolo del primo cittadino sulle decine di milioni di euro stanziate per la messa in sicurezza di reti fognarie e stradali. Lo scenario che si profila è alquanto ambiguo e sdrucciolevole poichè sfocia inevitabilmente in una pletora di complesse perplessità incombenti sulle assegnazioni dei lavori, a quanto pare già avvenute da un bel pezzo. Chi o cosa procrastina gli urgenti interventi di manutenzione e rifacimento? Perché la “politica è impotente”, come è stato silenziosamente affermato per affrancarla, forse, da scottanti responsabilità? Perché è stato asserito che Palazzo Castropignano è una “giungla”? Cosa manca al prosieguo degli iter burocratici necessari ad attivare i lavori? Qualcuno o qualcosa sta forse “alzando la posta” nell’ ambito economico, quantitativo e progettuale? Una pioggia di asfittici interrogativi si sta recentemente abbattendo sui cittadini attoniti che non si rassegnano a recitare passivamente la parte dei contribuenti prostrati soggiogati, tra l’altro, da un’amministrazione incapace di intercettare spazi vitali, percorsi alternativi e finalizzanti. E’ appena il caso di rammentare che la sicurezza dei cittadini è materia pertinente al sindaco in base al dettame del Testo Unico degli Enti Locali. Inoltre, non esiste alcun buon motivo per riattare  le strade per la sola metà contenente i parcheggi a pagamento, come accade in via Ferrara ed altre arterie circostanti, anche se ad eseguire parzialmente i lavori sono ditte in subappalto. Sarebbe come ammettere implicitamente l’esistenza di gerarchie differenziate di cittadini discriminati dal Comune in barba all’articolo 3 della Costituzione, al principio di uguaglianza sostanziale ed alle cospicue rimesse versate dai contribuenti nelle casse municipali. E’ stato affermato che una troupe di tecnici “gira” regolarmente nelle strade cittadine per monitorare e tappare le succitate falle, ma si ha la netta impressione che si tratti di fulminee “piroette” ispirate ad opere musicali per organo denominate “toccate e fughe”. In verità, non si comprende per quale assurdo e demenziale motivo, il team di presunti “esperti” summenzionati preferisca accomodare uno squarcio anziché un altro situato sulla medesima carreggiata, come accade in Via Amendola. Ma al danno la sorte aggiunge spesso la beffa visto e considerato che, sulla strada predetta, i carabinieri non esitano minimamente a multare automobilisti e malcapitati per infrazioni veniali, sorvolando a piè pari sugli enormi disagi che i cittadini fermati sono obbligati a subire loro malgrado. Avranno di certo un gran da fare in questi giorni i sacerdoti di Terra di Lavoro per assolvere i casertani da imprecazioni  e gragnole blasfeme lanciate quotidianamente contro l’amministrazione sorniona. A parere di chi scrive governare per restare avvinghiati a comode poltrone e ghiotte prebende non serve affatto a quadrare i conti con i già claudicanti bilanci, soprattutto se è in gioco l’incolumità della popolazione: meglio ritirarsi in religioso silenzio e farsi da parte. Inutile, dunque, sdoganare la politica attuale derogandone la palese continuità istituzionale con il passato: l’era delle soluzioni surreali è terminata.