(Carlo Desgro)

Se la poteva pure risparmiare il presidente della Camera di Commercio di Caserta Tommaso De Simone l’idea di candidare Caserta quale capitale senza frontiere della Cultura per il secondo semestre del 2020. Una proposta a dir poco surreale, considerando quello che è attualmente la nostra città nei vari settori, una città che parcheggia da decenni negli ultimi posti delle speciali classifiche stilate da periodici specializzati. Strade che assomigliano a percorsi di guerra, una sporcizia dappertutto che farebbe rivoltare nella tomba il grande don Antonio De Gennaro, un sistema di trasporto urbano inesistente, una viabilità che costringe gli automobilisti casertani a sconfinare in comuni limitrofi (Casagiove) per poter raggiungere l’arteria che porta a Napoli ed alle autostrade. Una mancanza di luoghi di aggregrazione per i giovani e per gli anziani lasciati a se stessi, una sicurezza che non viene percepita dal 90 per cento della popolazione.Mi fermo perchè l’elenco sarebbe lungo e ripetitivo di quelli degli anni passati. Nessuno si è mosso per ovviare alle carenze che tutti avvertono, nè il Sindaco, ne taluni enti , nè tantomeno associazioni o qualche Pro Loco. Caserta langue. Eppure c’è è chi si intestardisce a proporre Caserta città di cultura adducendo la presenza di un “patrimonio turistico di livello mondiale” dimenticando di dire che è tenuto in uno stato di degrado vergognoso (Santa Maria Capua Vetere, Casertavecchia, San Leucio). Lo fecero tempo addietro i sindaci precedenti, ultimo Carlo Marino. Sconfitti in toto.