(Alessandro Scorciarini Coppola)     Di acqua sotto i ponti ne è passata ma il fatto che l’Occidente non si scrolli ancora di dosso il senso di colpa causato dal colonialismo fa sì che questa ossessione ideologica, accompagnata dal timore di passare per razzisti, parola, questa, ormai destituita di senso, rappresenti un limite, freni la libertà di critica e impedisca di esprimersi con i temini giusti allorquando se ne presenti la necessità.
Per non turbare i ritmi del commercio globale e per non essere politicamente scorretti con un po’ di sana dietrologia, si evita accuratamente di ricordare il perché sia scoppiata l’epidemia da Coronavirus. Tutti diligentemente muti su questo aspetto fondamentale; per poi sdoganare e omologare usanze primitive e tribali molto criticabili di certi popoli ed etnie, altra parola per taluni da evitare, definendole impropriamente e ipocritamente “cultura”.
Ma vengo al dunque, con la speranza di dare un piccolo contributo a fare chiarezza ma per nulla disponibile a tacere i motivi che, per negligenze altrui, ci stanno facendo passare un brutto periodo.
Sono del parere che, insieme all’origine della epidemia, stia sfuggendo pure il senso del problema che ci troviamo ad affrontare; come se si trattasse di una vicenda burocratica che i burocrati di Bruxelles dovranno risolvere anche se è pur vero che una pandemia che è solo all’inizio ha generato conseguenze economiche e finanziarie la cui portata non è al momento neppure comprensibile.
Abbiamo capito tutti che la globalizzazione è pure questo ma gli organi di informazione e la politica stanno dribblando il fatto essenziale, quello, cioè, che si tratta di un problema di sanità animale e di produzione delle derrate alimentari di origine animale. Una narrazione confusa dove alla fine sembra che il virus sia partito dall’Italia con gli italiani diventati gli untori. La prova che finora mancava che siamo considerati come se fossimo una colonia degli USA e della Unione Europea.
Tornando alla cultura, questa, secondo me, è un’altra cosa e il virus “creato” in Cina che ci ha coinvolti e penalizzati tutti nel corpo, nella mente e nella tasca (ma potrebbe essere partito pure dalla Corea e dal Vietnam ecc. dove, più o meno, si praticano le stesse usanze alimentari e curative che mi astengo dal commentare basate sulla bile dell’orso o il corno del rinoceronte) è un esempio su cui ha timidamente accennato per poi, ahimè, subito rientrare, il Governatore del Veneto Luca Zaia che, essendo un collega, ha studiato quello che ho studiato io e sa che i Coronavirus sono diffusi nel mondo animale comprese le specie da allevamento.
Altre verità sono, poi, pervenute dal collega veterinario Oscar Grazioli, purtroppo relegato in decima pagina su “il Giornale” del 29 febbraio e dalla nota virologa Ilaria Capua la quale, essendo un medico veterinario ha dato l’esame di “Lavori pratici nei macelli” ed è stata la prima a spostare in alto il livello di allarme su ciò che stesse realmente per accadere.
A suo tempo, noi tutti abbiamo riso a crepapelle per la famosa scena in cui il Rag. Ugo Fantozzi conduce finalmente a pranzo in un ristorante orientale l’amata signorina Silvani; col cane di lei, Pier Ugo, affidato a un cameriere per vederselo poco dopo servito glassato in un vassoio da portata con coperchio.
La stessa scena, per quello che stiamo passando a causa di quelle usanze, oggi darebbe pure fastidio anche perchè, grazie alla rete informatica, possiamo documentarci e sapere e vedere cose allora confuse o ignote che appresso ricorderò. Basta digitare, sempre che si possegga uno stomaco sufficientemente robusto, avviso, “consumo di carne di cane nel Mondo” per fare eccezionali scoperte.
Qui non si tratta di offendersi o risentirsi, chiedere scusa come i bambini o vedere richiamato a Pechino un ambasciatore quando fino a poco tempo fa in Cina ci si vantava di mangiare tutto ciò che si muovesse.
E si tratta pure di farla finita con le trasmissioni televisive dove tutti gli esperti o presunti tali intervenuti girano per ore e ore intorno a una questione alla quale nessuno di loro fa neppure cenno ma che tutti loro pensano senza porsi la domanda essenziale, insisto, sul perché il primo contagio sia avvenuto; neanche il virus sia saltato fuori dal cilindro del mago al posto del coniglio, pardon, del pipistrello.
Penso che certe usanze dovranno repentinamente cambiare anzi essere abolite, dopo questa ulteriore, sottolineo ulteriore, crisi che questa volta coinvolge pesantemente il manufatturiero cinese e, con esso, quello del mondo intero unitamente all’industria turistica di ogni Stato dove tutto è stato ancora una volta stupidamente messo in seria difficoltà per l’identico motivo.
La “Sagra della Carne di Cane” che si tiene ogni giugno a Yulin, città del sud della Cina di 6 milioni di abitanti, il cibarsi di pipistrelli, insetti, ratti, topolini, pangolini, serpenti, girini, scimmie, zibetti e altri animali selvatici più o meno orrendi o graziosi e di quelli domestici e d’affezione, macellati in promiscuità, al momento e alla buona, in un rimescolamento di virus, batteri e parassiti, bolliti vivi o ingeriti vivi e di conseguenza crudi, quindi con supplementare, voluta e inutile crudeltà affinchè, secondo la “cultura” di quei consumatori, siano più “buoni” o diano vigore sessuale ai maschi (cui oggi basta una pillola blu), in mercati all’aperto, per questo detti “bagnati”, di sangue e altro e presumo privi di corrente elettrica e frigoriferi, dove chi va a fare la spesa cammina sopra ogni cosa (come è accaduto al mercato di Wuhan dove il virus ha fatto il salto di specie passando da animale a uomo, pare da un pipistrello al suo, per così dire, consumatore, per poi modificarsi in quest’ultimo e trasmettersi da quell’uomo a un altro uomo e così via fino a noi e ora si dice di nuovo a un animale, un cane nella fattispecie, spero si fermi qui e non sia mai passi da un addetto infetto al pollame o ai suini in un allevamento intensivo) per non dire dei girini vivi imboccati col cucchiaino ai bambini, per me che ho studiato un pochino la materia è qualcosa che fa gridare vendetta alla Natura e di assurdo dal punto di vista scientifico, che fa orrore al buon senso, alla sensibilità, all’etica, all’igiene, alla sanità pubblica e pure all’estetica e, immagino, all’olfatto. Chi pratica o tollera all’interno della propria comunità, per altri aspetti evoluta, civile e laboriosa che per questo merita comunque rispetto ma ciò aggrava e non mitiga la mia analisi, tali costumi, anziché vietarli con immediatezza e severità, e da quelle parti sappiamo quanto siano in questo efficienti, dovrebbe sentire su di se il ludibrio, il disprezzo del Mondo. Altro che “cultura”!
Questa che stiamo vivendo non è una emergenza come la si vuole far passare in quanto utilizzando questo termine si dà l’idea errata di qualcosa di imprevedibile, quando, era al contrario ragionevolmente prevedibile. La Natura si ribella e l’uomo non impara. Quanto sta accadendo era, infatti, già successo, guarda un po’ sempre in Cina nel 2003 con “modalità”, non so come altro chiamarle, da ritenersi simili. Allora si trattò della epidemia da SARS causata da un Coronavirus partito da uno zibetto, una sorta di marmotta ma poi, ancora, nel 2012 in Arabia Saudita con la MERS portata dal Coronavirus di un dromedario o di un cammello, per un contagio alimentare dal latte non pastorizzato di quegli animali; un consumo da ritenersi consono ma di certo privo di norme igieniche.
Questo per dire che gli uomini hanno provocato quello che sta accadendo e a continuare potrebbe ripetersi in forma pure peggiore, per cui ora è il momento di agire senza censure affinchè un fatto del genere non abbia mai più a ripetersi nell’interesse di tutto il genere umano; e meno male che il Coronavirus non è trasportato dal vento come l’Aphthovirus dell’Afta Epizootica di ruminanti e suini.

Vorrei che il mio dire certamente duro fosse correttamente interpretato e non strumentalizzato perché mi ritengo molto vicino a quel popolo non fosse altro perché un mio amico fraterno di Bologna ha avuto una moglie cinese con la quale ha messo al mondo due figlie che vivono laggiù con la madre e attualmente ha una compagna di Hong Kong; la nipote di un mio cognato vive lì, felicemente sposata con un cinese ma, sopratutto, perché il prozio del mio bisnonno paterno è considerato un ambasciatore culturale in Cina e in Mongolia e il suo nome è conosciuto, essendo stato il primo occidentale a scrivere nel 1834 un trattato di agopuntura ritenuto ancora oggi valido; e qui parliamo di cultura a proposito.

Non si tratta, pertanto, di voler arrecare offesa o sentirsi offesi, sarebbe troppo riduttivo e banale, tanto più che chissà quanti cinesi e coreani – chi ha avuto modo di vedere “Parasite”, il film dell’anno premiato con l’Oscar, dove parte dei protagonisti vive alla Occidentale, mi capirà – si sentirebbero per vari aspetti addirittura liberati dalla fine di questi usi che chissà quanti altri morti causano ogni anno per malattie virali, batteriche e parassitarie trasmesse dagli animali senza che se ne sappia nulla.
Ma dopo aver dato un colpo al cerchio ora ne do qualcuno di robusto alla botte. Parallelamente all’infezione da Coronavirus, c’è un altro problema questa volta causato dall’Occidente che si ritiene evoluto ma alleva le specie zootecniche nel rispetto di tutto tranne che per l’uso dei farmaci molto spesso commercializzati e somministrati in modo, per così dire, improprio e disinvolto alle specie da allevamento tanto da provocarne il passaggio negli alimenti e, di conseguenza, antibioresistenza e avvelenamento in chi se ne è cibato da cui nessuno può ritenersi immune. Un comparto, quello del farmaco a uso zootecnico, che conosco bene e dal quale, proprio per quel motivo, dolosamente coperto da un sistema che finge di non sapere, sono uscito. Un problema sul quale andrebbe posta l’attenzione e che spero non si evidenzi proprio ora per le possibili complicanze batteriche che potrebbero insorgere in chi è affetto da polmonite virale.

Un’altra vicenda che voglio ricordare è quella della BSE che partì negli anni ’90 dalla Scozia, nota anche come Encefalopatia Spongiforme Bovina o “mucca pazza” e come Morbo di Creutzfeld – Jacob nell’uomo. Allora si trattò di un’infezione neurologica causata da un prione (particella infettiva proteica non convenzionale priva di DNA, quindi priva di informazione genetica) che infettò prima i bovini e poi l’uomo, trasmessa da farine di carni somministrate ai ruminanti fatti così divenire onnivori e cannibali per aumentarne le produzioni. Un’infezione che si è risolta da tempo tant’è che si è ripreso a somministrare quelle farine. Anche noi abbiamo ciò di cui vergognarci. Dopodichè sono io stesso a ricordare che lo scarafaggio è fatto di ossigeno, azoto, carbonio, idrogeno, fosforo e calcio avendo una sorta di corazza come lo sono il pollo, il maiale e il bovino e il famoso pipistrello, causa di tutto, che lo scheletro lo ha; non c’è nessuna differenza biologica. Inoltre, sono ancora io stesso a ricordare che il bovino è sacro per gli indù, il suino è impuro per i musulmani e gli ebrei, il coniglio è da compagnia per gli americani mentre noi lo cuciniamo alla ischitana o in fricassea e in Sardegna si produce il “casu frazigu” o “casu marzu”: ma ci sarà pure una differenza di fondo, domando, fra il nostro roditore tenuto in allevamenti controllati e fatto al forno rispetto ai topolini ingurgitati vivi dopo averli immersi e girati per bene in una salsina, oppure no?
Presto arriverà il caldo terribile annunciato da mesi ma sarà accolto con favore perché contribuirà a mettere alle spalle la pandemia e le emergenze economiche ad essa collegate, gli europei andranno in vacanza e tutto finirà come sempre accade, da noi a taralluci e vino, laggiù non so… ma, in entrambi i casi, nel dimenticatoio. Al di là di tutto, sono proprio curioso di vedere se crescerà la consapevolezza e si farà di esperienza virtù e se pure quest’anno si terrà la Sagra di Yulin.

Alessandro Scorciarini Coppola

Dottore in Scienze della Produzione Animale