CASERTA (Raffaele Raimondo) – La differenza strategico/operativa si riconosce sul campo di battaglia: là emergono mezze cartucce o disertori e , per converso, i tratti distintivi e fertili degli impavidi alias, nella fattispecie cui intendiamo riferirci, gli affidabili gruppi corrispondenti a poli locali di reti nazionali e internazionali. E’ appunto il caso della Croce Rossa Italiana (CRI) il cui comitato di Caserta affidato alla guida della solerte  e giovane presidente Teresa Natale (in foto)  lavora su trentacinque comuni della provincia, tra i quali Marcianise, Capua, Aversa, Sant’Arpino, Mondragone,Grazzanise, Vitulazio. In questa sconvolgente fase di pandemia da coronavirus, i volontari aggregati nel contesto del Comitato internazionale della Croce Rossa (fondato dal filantropo svizzero Enrico Dunant, Premio Nobel per la Pace nel 1901, e di cui era stato lucido precursore il chirurgo capuano Ferdinando Palasciano) stanno dando costantemente conferma del loro autentico volontariato, al servizio disinteressato della gente e, in particolar modo, delle fasce sociali più a rischio (anziani, malati, disabili, indigenti…).
Postisi a disposizione totale delle Istituzioni sanitarie e degli Enti autarchici territoriali, i ragazzi e le ragazze della CRI lavorano instancabilmente e in assoluta gratuità su vari fronti fra i quali primeggiano, per necessità, la puntuale cooperazione ad iniziative di soccorso nonché più ordinarie ma faticose mansioni (consegna di medicinali a domicilio, acquisti di generi alimentari e distribuzione personalizzata ai richiedenti, disbrigo di pratiche su delega degli interessati…). Nella città-capoluogo della nostra provincia si osserva così un via vai continuo di almeno trenta unità che, assegnate a compiti diversi ma convergenti (segreteria telefonica permanente, strutturazione dei turni, zonizzazione degli interventi, concreto espletamento dell’accennata attività di supporto…), ogni giorno prestano la loro lodevole opera, dando tutto e senza nulla chiedere. Tanto per dirne una, sovente è la Direzione casertana che provvede  di tasca propria a rifornire di benzina le auto che devono girare per città e provincia.
Un tale fervore è agevolmente individuabile sull’intera realtà provinciale: abbiamo infatti notizia di analogo efficiente movimento a Marcianise, Grazzanise dove è attivissimo il gruppo coordinato da Rossana Cantiello ( in foto con due volontari) e in altre zone periferiche della Terra di Lavoro. Come non avvertire un senso di ammirazione e gratitudine sincera nei confronti degli uomini e delle donne della CRI? Si sa che, durante i periodi difficili determinati da catastrofi o disgrazie di qualunque entità, si vedono alla ribalta tre categorie: la prima incarnata dalle autorità davvero dotate di “senso dello Stato” e dalle Forze Armate e dell’Ordine; la seconda che vede scatenati gli approfittatori e gli sciacalli prontissimi a lucrare sulle sfortune altrui; la terza rappresentata da persone “di buona volontà” capaci di colmare lacune organizzative riconducibili a responsabilità terze e, soprattutto, di sacrificarsi generosamente per alleviare le sofferenze, anche profonde, che molti, loro malgrado, avvertono in termini di materiale bisogno e di depressione morale. Ecco, non v’è alcun dubbio che la CRI è nettamente riconoscibile in questa terza fattispecie, sull’onda dello storico know-how che l’Organizzazione cominciò ad accumulare all’indomani della sanguinosa Battaglia di Solferino e maturato, in oltre un secolo e mezzo, soprattutto sui campi di battaglia, appunto. Una grande bandiera di umanesimo che la presidente Natale e tutti, indistintamente, i suoi collaboratori e le sue collaboratrici sanno onorare, non lesinando energie e dando prova lampante che, perfino nell’epoca odierna contaminata da gravi disvalori ed egoismi di varia natura, opportunismi e scivoloni da “basso impèro”, opprimente burocrazia e spudorati mercati, è possibile mettersi liberamente al servizio dell’uomo che patisce e della sua indiscutibile dignità.