(Michele Falcone) Il sindaco De Magistriis non finisce di stupirmi positivamente. Nella trasmissione  di qualche sera fa “ Non è l’arena” di  Massimo Giletti, ha tracciato con grande coraggio un inquietante quadro delle collusioni tra n’drangheta, magistratura e massoneria in Calabria e in Basilicata su cui stava indagando, motivo per il quale subì una vergognosa messa al bando dalla magistratura. Chi tocca i fili muore! Nonostante le precise rivelazioni su questo intreccio dei poteri occulti in Calabria da parte di collaboratori di giustizia di altissimo livello come il notaio Pietro Marrapodi, dell’ex sindaco di Reggio Calabria Agatino Licandro, di Antonino Lo Giudice, di Cosimo Virgilio le inchieste su questo pericolosissimo sistema di controllo illegale dell’economia, della politica e della magistratura sono state tutte regolarmente insabbiate. E i magistrati che hanno tentato di alzare il velo di complicità e di silenzio che copriva e copre il sistema o sono stati relegati nell’emarginazione o hanno dovuto subire ostracismo se non persecuzioni come Boemi, Cordova e De Magistriis. Forse la colpa di quest’ultimo è stata quella di volerne fare una battaglia politica invece di rimanere nell’ambito esclusivamente giudiziario.
Stesso discorso vale per la Sicilia dove il metodo collusivo calabrese è applicato da tempo come risulta dalle scoperte delle logge massoniche di Trapani e Palermo. Tuttavia ancora una volta, per un motivo o l’altro, l’ingiustizia ha trionfato e il modello Calabria, Basilicata e Sicilia probabilmente è stato esportato chissà in quante altre regioni del Bel Paese.
D’altro canto con il sistema di spartizione politica ed illegale della magistratura che emerge dalle intercettazioni sull’ex presidente della Anm Palamara si può continuare ad avere fiducia nella giustizia in Italia? Si chiedono in tanti, io rispondo che mai, e poi mai, si dovrà abiurare, anche e soprattutto perché se esistono mele marce non è detto che tutte debbano essere marce, ed esempi di dignità e coerenza ce ne sono tanti.