( di Antonio Pedron) Appena preso il 33% andavano fatte due cose: cercare una forza politica per governare (perché da soli non si poteva andare da nessuna parte) e organizzare l’opposizione sul territorio. La prima ci è riuscita, la seconda l’abbiamo lasciata al nostro partner di governo che al momento opportuno – il varo della riforma sulla Giustizia – ha deciso di tenersi tutti gli stinchi di santo che stava imbarcando (i cosiddetti grandi elettori) dalle ceneri di FI. Il resto del lavoro lo hanno fatto i grandi mezzi di comunicazione di massa: “bruciare il pagliaio pur di uccidere la zoccola”. E’ solo un detto napoletano preso in prestito che però rende bene l’idea.
Ma, chi è la zoccola? Naturalmente il Movimento 5 Stelle! E chi è il pagliaio? Naturalmente il Governo! Così hanno deciso di adottare Salvini come portatore gratis di benzina.
E noi come abbiamo reagito? Naturalmente andandoci a cercare un altro partner (anzi due) per continuare l’opera iniziata e pensate un po’ cosa succede? il governo viene messo in discussione sullo stesso argomento – il varo della riforma sulla Giustizia – perché, sempre naturalmente, un bel po’ dei nostri partner ha qualche problemuccio proprio con la Giustizia.
Anche in questo caso i grandi mezzi di comunicazione di massa, non potendo attaccare i nostri partner direttamente decidono di utilizzare la stessa tecnica di cui sopra: ricordate il proverbio napoletano di cui sopra?
Così, mentre gli altri si gestiscono il rapporto con il territorio perché lo sta governando o perché lo vorrebbe governare, noi abbiamo deciso che una parte importante dei nostri portavoce dovessero infilare la testa nelle carte per risolvere i grandi problemi che attanagliano il Paese, problemi che in passato proprio i nostri partner hanno contribuito a creare.
Va tutto bene perché vanno affrontati e possibilmente risolti. Quello che non capisco è perché non utilizzare gli altri portavoce per costruire un rapporto serio con il territorio che li ha eletti. Capisco che molti si sono trovati all’improvviso catapultati in un mondo che manco si sognavano di andare a sperimentare, un’esperienza che ti allontana sia dai problemi reali a cui bisogna invece dare delle risposte sia da coloro che potrebbero dare una mano.
Voglio fare un solo esempio che riguarda la mia città (Caserta): il Policlinico.
Una struttura in costruzione da anni che, se terminata, porterebbe una quantità industriale di posti di lavoro in una provincia che ne ha bisogno come il pane. E’ tutto abbandonato perché abbiamo lasciato gestire tutto a Vincenzo De Luca. Ci fosse stato un cane di “portavoce” che avesse detto una parola, che fosse andato in giro a chiedere quale fosse il bandolo della matassa. I due meetup presenti in città non servono a niente perché sono rispettivamente quattro gatti l’un contro l’altro armati contesi tra “portavoce” che non hanno nessun peso politico. Se poi c’è qualcuno che vuole dare una mano viene estromesso perché gli sta rovinando il giocattolo: è più facile parlare degli alberelli di un quartiere che affrontare i problemi del lavoro che non c’è ma che potrebbe esserci. Ho provato a contattare personalmente qualcuno dei “portavoce” bene, se avessi scritto al Papa mi avrebbe almeno risposto.
Stessa riflessione sul Reddito di cittadinanza. Volevamo dare dignità a quattro milioni di poveri e invece ci ritroviamo con un risultato piuttosto scarso: pensavate forse che sarebbe bastato che diventasse legge perché tutti ne potessero usufruire? Pensavate forse che i giornaloni e le TV l’avrebbero pubblicizzato? Sbagliato. Anche qui i Meetup hanno toppato.
Un’altra occasione persa. I poveri non vivono sotto il nostro naso, non li vediamo tutti i giorni e non li vediamo nemmeno al supermercato perché, appunto, sono poveri. Forse bisognava contattare la Caritas e tutte quelle associazioni di volontariato che con i poveri un rapporto ce l’hanno oppure fare i “bancarielli” per le strade o i quartieri giusti; ma si sa, siamo impegnatissimi a “difendere alberelli”.
Se provassimo a presentarci alle amministrative i partiti che gestiscono i centri di potere ci farebbero un culo quadrato. Perché le elezioni amministrative cari amici non sono le elezioni politiche.
Da quello che ho percepito credo che i problemi che ho appena accennato riguardino tutte le Regioni, e le Città del nostro belpaese. Cioè, la nostra presenza è praticamente ininfluente. Eppure in ogni città ci sono associazioni e movimenti con cui dovremmo interloquire perché portano avanti gli stessi nostri obiettivi anche se usano un linguaggio diverso.
Adesso però ci sono i “facilitatori”, vedremo se saranno in grado di far crescere il Movimento sul territorio.
Ora, se a questo aggiungiamo che su tre obiettivi importanti agitati in campagna elettorale (TAV, TAP e ILVA) abbiamo toppato alla grande, si capisce subito per quale motivo alle elezioni europee abbiamo preso una bella batosta. Questo per dire che prima di mettere in moto la lingua occorre ragionare, cosa che spesso e volentieri anche oggi ci dimentichiamo di fare.
Così, se in periferia non contiamo una sega perché non sappiamo e non vogliamo fare ciò per cui la gente ci ha votato, anche a livello governativo non siamo in grado di fare scelte coraggiose: ce la stiamo menando su Ilva, Alitalia, Autostrade, Mose e aziende che scappano.
Un assunto prima di continuare.
I padroni e le multinazionali fanno il loro mestiere e da tempo hanno scoperto che i soldi si fanno in due modi: drenando soldi dallo Stato e con l’Alta Finanza. La prova di quello che scrivo? Stanno attaccando questo governo perché vorrebbero gestire loro gli eventuali 170 miliardi promessi dall’Europa e contemporaneamente gestire anche quelli provenienti dal MES per dare i soldi alla sanità privata. Riguardo i lavoratori poi, se potessero, li farebbero lavorare gratis.
Quando questo non si può più fare se ne vanno e nessun Partito gli dice niente perché tutti hanno preso l’obolo per il silenzio. Al limite fanno un po’ di caciara ma è tutto teatro di bassa “lega”.
I lavoratori dal canto loro hanno perso la coscienza di essere “classe” schiacciati come sono da mutui, spese di gestione familiare e spese voluttuarie dettate dal consumismo sfrenato, rappresentati da sindacalisti che, almeno per adesso, non vivono di quegli stessi problemi.
Detto questo:
a) L’Ilva è una azienda vecchia, obsoleta e altamente inquinante. L’acciaio si compra altrove dove c’è chi ne produce di più, a basso costo e con nuove tecnologie. I padroni di Arcelor questo lo sanno per cui ci stanno dicendo che o mandano a casa 5000 lavoratori, continuano ad inquinare in tutta tranquillità e, soprattutto lo Stato sgancia milioni e milioni di euro, oppure se ne va a casa. E noi che facciamo? Stiamo lì a cincischiare. Atto di coraggio: quella fabbrica va demolita, bonificato il territorio, mare compreso, con un progetto di riconversione che guarda a turismo e agricoltura. Solo a questo punto lo Stato, e l’Europa con i fondi strutturali, possono fare la propria parte. Solo così ci possono guadagnare tutti, o quasi, perché chi ci rimetterebbe sarebbe solo il Sindacato che perderebbe i contributi che riceve direttamente dalle buste paga. Ma se ne dovrà fare una ragione e i dirigenti sindacali potrebbero essere impiegati anche loro nel progetto lavorando sodo. Bene, questo progetto può essere guidato solo da questo Governo, altrimenti si rischia di fare la fine di Bagnoli;
b) Alitalia è un altro bubbone e, in quanto tale, va rimosso. Vanno portati i libri in Tribunale e va ricostruita una nuova Compagnia di bandiera senza privilegi e altre ruberie di soldi allo Stato. Bene, questo progetto può essere guidato solo da questo Governo, altrimenti si rischia di fare la fine di Alitalia;
c) Il Mose. Il Mose è nato morto e quindi… è già morto. Se proprio vogliamo salvare Venezia i soldi vanno dati a chi ha già saputo risolvere simili problemi. Basta per esempio chiedere aiuto agli olandesi come farebbero, giusto per evitare altro sperperaro di denaro pubblico che andrebbero a rimpinguare le tasche di (in)prenditori mazzettari e ladruncoli politici che invece tanto male hanno fatto a Venezia. Bene, questo progetto può essere guidato solo da questo Governo, altrimenti si rischia di fare la fine del Mose;
d) Facciamo il botto. Cominciamo sul serio a combattere contro “le nuove e vecchie forme di corruzione” a partire dalla battaglia madre: la Pubblica Amministrazione, che oggi foraggia la politica e ne detta la linea attraverso clientele e malaffare (i famosi centri di potere di cui sopra). Nelle prossime riunioni del Consiglio dei Ministri verrà presentata una semplice proposta di modifica sul ruolo e la nomina degli Organismi di Valutazione degli Enti della Pubblica Amministrazione che sono ancora scelti dai Sindaci e Presidenti di Enti (in pratica il “controllato si sceglie il controllore”). Un organismo che sulla carta dovrebbe essere indipendente, garanzia di controllo, di trasparenza e anticorruzione è invece vincolato alla nomina politica minandone la credibilità, l’indipendenza e la neutralità. Che dite, riusciranno i nostri eroi a fare questo passo?
Mi rendo conto che non è facile che “… ci vuole tanto, troppo, coraggio…” come scriveva un poeta genovese evidentemente sconosciuto a più “portavoce”.
Invece di stare a perdere tempo dietro le elezioni amministrative dove sicuramente (per tutto quello di cui sopra) non raccoglieremo risultati incoraggianti, potremmo utilizzarlo a trovare tanti “archistar” come quello che in un mese ha presentato il progetto per il nuovo Morandi (che come avrete capito non è il cantante).
Dico per semplificare: avendo le idee chiare e se fossi il “capo politico” mi siederei al tavolo con l’altro “capo” e gli direi «ne Zingarié ‘u vulimm addirizzà ‘stu Paese primm’ ca chillu scem’ se n’approfitt’»? (A Pomigliano si parla il napoletano verace)
Adesso, come dice il nostro mentore, “mi sono rotto i coglioni” di scrivere.
Se volete la seconda parte fatemelo sapere così, quando ne ho voglia, metto di nuovo in moto il mio modesto cervello.
Saluti e baci
P.S.: leggendolo e cronometrandolo ho superato i tre minuti della clessidra che viene usata nei due meetup casertani per regolamentare gli interventi. Vaffanculo, ce l’ho fatta.